Questa sala da pranzo ha sicuramente visto le nostre serate familiari più liete, i nostri pranzi di festa, soprattutto quella del patrono San Maurizio del 22 settembre, quando tutto il paese sembrava fervere di una vita piena di allegria e di irripetibile fascino, con le strade piene di bancarelle e di forestieri, con una grande fiera che si prolungava fino alle parti più lontane dell'abitato, la solenne processione notturna e i grandiosi fuochi di artificio. Nell'infanzia, tutto ciò sembra dieci volte, cento volte più bello.
Un po' più in là con gli anni, ricordo quell'angolo della sala da pranzo dove gran parte della famiglia si riuniva, la sera dopo cena, per ascoltare delle trasmissioni alla prima piccola radio, grande come un vocabolario, che Vito, il primogenito, era riuscito a comprare con uno dei suoi primi stipendi.
Ascoltavamo estasiati, anche per due ore, qualche radiodramma o qualche commedia, e nessuno fiatava per non perdere una sfumatura di voce, o un rumore particolare, come un battito di porta, o un suono di posate, sul tavolo, o una voce che chiamava da lontano. Ricordo drammi alla Jane Eyre o Cime Tempestose delle sorelle Bronte, commedie veneziane di Goldoni o genovesi di Gilberto Govi, o napoletane del grande Eduardo De Filippo, che poi avremmo di nuovo goduto, venti anni dopo, alla televisione. E, venti anni dopo ancora, non avremmo più goduto, perché scomparse dalla scena, sostituite da insulsiu talk show, o, peggio ancora, da insensati reality show.
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