Il mulino di Arcangelo sorgeva in bella posizione, dopo il vecchio albergo, e prima della fornace della calce, cinquanta metri più in là della Croce di San Sebastiano che apriva il viale di accesso al paese di Acuto.
Il mulino, sempre operoso, era frequentato anche da gente dei paesi vicini. Arcangelo in un primo tempo non si distingueva, tutto bianco di farina come il suo vasto ambiente di lavoro. Poi emergeva piano piano, alto e robusto, con un cappelletto di carta per proteggere i capelli, che ormai erano bianchi per l'età.
Arcangelo era sempre cortese e ben educato: si vedeva che era di buona famiglia, originaria di Alatri. Di questa bella cittadina conservava il dialetto e l'accento, molto caratteristici.
Al piano superiore del mulino, con accesso a parte, c'era la casa, una vera e propria villa immersa in un giardino ombroso e pieno di vegetazione, che si arrampicava verso la montagna retrostante.
Ai miei tempi, la via che passava accanto al mulino era sterrata, polverosa e bianca quasi quanto il mulino stesso. Oggi è una bella strada asfaltata, la Statale 155 di Fiuggi, e proprio lì a fianco c'è il famoso ristorante "Le colline ciociare" di Salvatore Tassa.
Quella di Arcangelo era una famiglia molto distinta e colta. I figli erano quattro: le due maestre Maria e Mirella, che nei loro lunghi anni d'insegnamento hanno istruito un intero paese; il primo maschio, Ercolino, laureato in giurisprudenza e destinato a subentare a suo padre, assieme anche ad Adelmo, poco più grande di noi, che tutti, confidenzialmente, chiamavamo Ninì.
Nessun commento:
Posta un commento