Nelle cantilene dei bambini di Acuto, ecco poi i femomeni atmosferici, come la pioggerella di marzo: "Piove, piove/ l'acquerella del bove: /Sant'Antonio sta a sentire: / toglie l'acqua e porta il sole".
Quindi la neve che cade a larghi fiocchi: "Fiocca fiocca/ in cima alla Rocca./ Moglie e marito/ si rappallocca..."
Poi arriva il giorno di festa, la domenica: "Domani è domenica, /tiriamo l'orecchio a Menica. /Menica va piangendo/ con l'orecchio penzoloni..."
Ce n'erano anche altre, in parte dovute anche all'inventiva dei singoli bambini, in parte tramandate invece come una tradizione familiare, e come tale non sempre identica da una zona all'altra del paese.
Queste cantilene riguardano sempre animaletti a contatto coi bambini, come le lucertole, o i ricci, o gli scoiattoli, o anche i lombrichi e gli scarabei, oppure i maggiolini (detti "lazze"con zeta dura), che colpiscono i bambini con il loro mantello verde lucente e il volo improvviso. Oppure ancora la libellula, che a Rocca di Cave viene chiamata "Maria Papèra" ed è un'altra gradita compagna di giochi come la variopinta farfalla.
Ahimè, tutti animaletti che i bambini di città non potranno mai vedere, e che cominciano a diventare rarità anche nei piccoli paesi ormai troppo civilizzati. Gioco e poesia pare proprio che non vadano d'accordo con il mondo moderno. Oggi i bambini preferiscono giocare con Jig Robot d'Acciaio.
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