La dolce e rassegnata pazzia lo struggeva nell'interminabile attesa che si prolungava per giorni, mesi, anni, e la pietà della gente, che ormai lo aveva soprannominato "Er matto", gli procurò i primi incarichi per la cura delle tombe.
Dario divenne così, per compassione di popolo, il guardiano del cimitero di Acuto, antico paese dalle case "screpolate e nere, eguali ar viso de villane vecchie", che sorge sul monte omonimo a guardia della verde e aperta vallata del Sacco.
Il testo originale della leggenda, in limpido dialetto romanesco, è sicuramente dovuto al grande cantautore romano Romolo Balzani (1892-1962), l'autoire del "Barcarolo", l'immortale canzone capostipite della scuola romana a cui hanno dato corpo Lando Fiorini e Antonello Venditti.
Romolo Balzani veniva spesso ad Acuto, luogo rinomato di villeggiatura per i romani negli anni che vanno dal 1900 al 1960. Tra gli altri frequentò in villeggiatura questo modesto paese anche il primo ministro Giovanni Giolitti, nella "Belle Epoque" che precedette la Prima Guerra Mondiale e nota anche come "età giolittiana".
A Romolo Balzani è dedicato un bel vicolo nel rione di San Pietro, proprio nella parte più antica del paese, quella che sporge come un sperone sull'estremo picco del monte proiettato verso Roma, e da lontano sembra un'aquila pronta a spiccare il volo verso la sua amata città.
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