Fu da Roma in su che la Repubblica prevalse, per i due famosi milioni di voti di vantaggio che furono attribuiti all'azione diplomatica del ministro degli interni Romita.
Tutto sommato, il voto per la Repubblica fu accettato senza problemi: non ci furono sommosse come quelle per la caduta di Mussolini o per l'armistizio. La gente accettò con indifferenza, forse anche con un pizzico di piacere per la novità, la cacciata dei Savoia e l'avvento della Repubblica. Un mese a
dopo, ad Acuto, non avresti trovato più un monarchico neanche a peso d'oro, e quei pochi che ricordavano il Re erano solo dei nostalgici , in generale, del passato e del ventennio della dittatura. Più un fatto di natura eonomica che altro. Chi stava bene con la Monarchia e con il vecchio regime, evidentemente era portato a rimpiangere quei tempi, ma ad Acuto erano talmente pochi da non avere praticamente voce in capitolo.
L'ex podestà del paese era anche proprietario dell'unica industria del luogo, quella della fornace della calce. Quando, dopo parecchi mesi, riprese l'attività, poteva avere ancora un certo ascendente su quella cinquantina di operai che vi lavoravano, e nelle successive elezioni saranno le uniche voci dissenzienti.
Per il resto, il paese si orentò su altre forze moderate, quelle democristiane, che presero il sopravvento ed elessero sindaco un professore di educazione fisica, Giuseppe Germini, rimasto in carica ininterrottamente per un trentennio, fino al 1978, quando ci fu una rivoluzione, che diede vita ad un secondo trentennio, durato fino al 2009, con l'amministrazione in mano al centrosinistra e con un sindaco di estrazione comunista, l'ingegnere Pio Pilozzi.
Evidentemente, ad Acuto, la storia si fa soltanto per periodi di trent'anni circa: 1920 - 1950 - 1980 - 2010, e per dinastie familiari: Perinelli - Germini - Pilozzi, novant'anni di storia di Acuto passando dal fascismo alla Democrazia Cristiana, dal centrosinistra nuovamente al centro. Ma sembra improbabile che quest'ultimo possa durare un altro trentennio, essendo formato da una maggioranza piuttosto fragile, che ha conquistato il potere soltanto per le discordie nello schieramento opposto.
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