domenica 17 marzo 2013

143. Io e gli animali

Il mio rapporto con gli animali non è mai stato troppo amichevole, neppure con quelli domnestici. Diffido dei cani, i gatti mi danno fastidio, così pure le galline, i pappagalli, i conigli le pecore sono mansuete, ma emanano un cattivo odore, figuriamoci poi le capre.  Il safari non è la mia avventura preferita.
Al massimo mi sta simpatico lo scoiattolo con la sua coda così divertente, e quando mi capita di vederne uno mi sorprendo a seguire la sua strepitosa fuga sui rami degli alberi più alti.
Mi erano simpatiche le lucciole, ma per lunghissimi anni non si so no più viste, e rivederne qualcuna, ora, non può farmi che piacere. Così come risentire lo stridio di una cicala a tanti decenni di distanza: forse stiamo tornando ad aver cura della natura, e gli animali se ne accorgono.
Dopo molti decenni, ugualmente, qualche rondine torna a fare il suo nido sotto i nostri tetti. Ecco, anche la rondine è uno dei pochi animali per i quali nutro simpatia.
Mi sorprende, perciò, ricordare che all'età di tre o  quattro anni mi ero affezionato a un microscopico gattino, capitato non si sa come a casa mia. Giocava volentieri con me, mi correva dietro: una mattina presto, che ero sceso in cucina a piedi nudi,vidi all'improvviso il gattino sbucare da sotto la madia, rincorrere i miei piedi e mettersi a giocare con essi come se fossero un giocattolo, e questo me lo rese ancora più simpatico.
Purtroppo, correndo dietro a questo animaletto, un giorno capitò che la porta-finestra, che dalla cucina si apriva sul balcone, venne chiusa bruscamente, e una zampetta del gatto rimase intrappolata e si spezzò.

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