Gli zii erano sempre molto affettuosi, e ci accoglievano festosamente prendendoci in braccio e baciandoci come se non ci vedessero da tanti anni. In realtà avevamo contatti frequenti, perché anche mio padre, Memmuccio, andava alle fiere col suo bancone scambiandosi le cortesie, per tutti i paesi del vicinato: Acuto, Piglio, Genazzano, Paliano, Serrone, Trevi nel Lazio, Filettino, Vallepietra. Avevano amici dappertutto, e quando arrivavano era sempre doppia festa. Mezzo napoletani com'erano, originari di Maddaloni presso Caserta, si distinguevano per allegria e cordialità
Mia madre Gertrude, in queste occasioni, aveva un superlavoro. Era impegnata tutta la settimana per le sue famose fettuccine fatte in casa. Quando erano pronte, una donna si caricava sulla testa una bella "scifa" piena piena di fettuccine, condite con un sugo di carne il cui profumo portava festa per tutto il paese, un percorso di trecento metri fra le strette stradine antiche.
Giù a bottega di Memmuccio, davanti alla quale erano sistemate le bancarelle dei quattro fratelli, le fettuccine, verso le tredici, venivano acolte con grida di allegria e condite con bei bicchieri di rosso cesanese che gli zii portavano dal Piglio, dove sia zia Paolina che zia Memma erano produttrici di vini tra i migliori del paese.
Allegria. Contenuta, perché poi, verso le sedici, la fiera riprendeva, e bisognava essere responsabili, così come nei due giorni successivi.
Ricordo sempre che gli zii si lamentavano perché ad Acuto non si facevano grossi affari: il paese era povero rispetto a Piglio, Paliano, Genazzano, paesi più grossi e prosperosi. Ma forse lamentarsi faceva parte del mestiere, e l'oggi è sempre più povero di ieri e di domani.
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