Dalla mia abitazione di Cave, dove vivo da quarant'anni con mia moglie Maria Stella e i miei tre figli Anna, Francesca e Luca al quinto piano di un bel palazzo in mattoni rossi, godo di un magnifico panorama verso la vallata del Sacco, compresi i monti Lepini e le città di Anagni e Ferentino, mentre sul lato opposto vedo i monti Ernici con lo Scalambra e i paesi di Serrone, Paliano, Piglio e Acuto. Ebbene, a metà strada fra Piglio e Acuto riconosco benissimo la spianata del laghetto circondata da conifere, proprio quel piccolo paradiso di settanta anni fa.
Proseguendo con lo sguardo, riconosco il cimitero di Acuto, e lì sotto la parte più antica del paese, quella che va dall'estrema punta di San Pietro al massiccio Collegio e alla piazza Margherita, includendo una parte del Castello e di Santa Maria.
Una volta io questo paese lo amavo intensamente, e credevo che la vita me lo avesse fatto dimenticare. Invece, rivedendolo ogni giorno da lontano, all'orizzonte, non posso fare a meno di constatare che è ancora dentro al mio cuore, e piano piano mi ha ispirato questi ricordi che vado ricostruendo.
Nel far così, il mio cuore si addolcisce, e mi riporta piano piano alla mia infanzia, dolorosa e felice.
Un giorno, scendendo da quella montagna, incontrai un pastore, grande amico di mio padre, che si avvicendava con il figlio alla guida del suo gregge, e scendemmo insieme le ultime rampe raccontando le nostre impressioni. Mi confermò che con le sue pecore raggiungeva ogni tanto il laghetto a forma di cuore, e che anche per loro quello era un punto di meraviglia e serenità, con il gregge che si abbeverava felice.
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