martedì 5 marzo 2013

137. La bambina di Danzica

Era proprio il pieno della guerra. La Germania stava ancora andando alla grande, e noi, senza magari ce ne accorgessimo in pieno, eravamo asserviti alla sua grande potenza. Mussolini capiva che bisognava solo assecondarla, per poi sfruttare l'alleanza sul tavolo della vittoria.
Era il 1942, ma il sogno non durò di più. La campagna di Russia, e l'inesorabile sconfitta, servirono a spezzare l'incantesimo.
Ma che, fino ad allora, l'Italia fosse asservita alla Germania (quel nome lì, non voglio nemmeno nominarlo...) io lo intuivo, e avevo solo 8 anni, da certe sfumature.
Sul vicolo che da San Nicola portava su alla piazza della Corte, abitava un ragazzo di venti anni, Alfredino, che lavorava a Roma per una casa editrice.
Alfredino si era invaghito di una mia giovane cugina, e la corteggiava come poteva. Le portava, così, ogni tanto, qualche bel libro fresco di stampa, e una volta portò un libro per ragazzi che io e una cugina più piccola, mia coetanea, leggevamo insieme.
Era un libro grande, pieno di figure, e parlava di una bambina, Bibi, che viveva in una città della Germania, Danzica. Una strana città, che si trovava in territorio polacco, ma era tedesca di popolazione e di aspirazione.

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