venerdì 15 marzo 2013

142. Salvato due volte dal lago

Io e un mio amico, Mario, un ragazzo di Frosinone lungo come una pertica, che aveva parenti ad Acuto e si era aggregato al nostro gruppo, eravamo andati in gita al lago, quando vedemmo una barca ormeggiata non lontano dalla riva, su un canaletto che portava verso il centro del lago stesso. Decidemmmo di salirci, ma era tutt'altro che facile. Mario, che era più alto e slanciato di me, finalmente riuscì a salire sulla barca, ma io rimasi impantanato nel canale, anch'esso viscoso e pieno di piante acquatiche nelle quali le gambe rimanevano avvinghiate. L'acqua era alta più di due metri, ed io in un primo tempo vi rimasi sommerso. Mario mi vide in difficoltà, e afferrandomi per i capelli mi fece riemergere e mi aiutò ad aggrapparmi alla barca e a salirvi sopra.
Quando si trattò si riguadagnare la riva, mi rituffai un'altra volta , e ancora una volta rischiai di rimanere  avvinghiato dalla vegetazione e dal fango,  ma per fortuna riuscii a districarmi, sempre con l'aiuto di Mario.
A casa non raccontai nulla. Quando, pochi anni dopo,  accadde la tremenda  tragedia, meglio di ogni altro capii quale era stato l'orrore della fine di quei ragazzi. Il  religioso che li guidava e che per loro sacrificò inutilmente la sua vita, padre Dante, era fratello di Antonio, mio vicino di banco alle elementari, che diventò egli pure sacerdote, e fu per lunghi anni parroco di San Pietro in Acuto, a pochi metri dalla sua casa natale.

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