A farla breve, sotto l'accattivante forma di libro per ragazzi, altro non era che un libro di propaganda nazista, e introduceva al problema del ricongiungimento di Danzica al territorio tedesco, che fu proprio all'origine dell'invasione della Polonia e dello scoppio della seconda guerra mondiale.
Quella bambina, Bibi, e quella città, Danzica, rimasero a ronzare nella mia mente, finché non mi resi conto, alla luce di ciò che avvenne poi, che c'era qualcosa di strano e di strumentale. Si servivano dei bambini per inoculare idee di guerra, per propagandare ideologie di conquista.
La casa editrice italiana se ne rendeva benissimo conto, e sia pure soltanto traducendo un romanzo per ragazzi, utilizzava anch'essa quello strumento di odio e di propaganda.
Dopo il fallimento della campagna di Russia, anche in Italia si cominciarono ad aprire gli occhi. Libri di quel genere non vennero più pubblicati. L'asservimento alla Germania cominciò ad allentarsi, e per fortuna ne venimmo fuori, sia pure in mezzo a tante sciagure e pagando care le nostre responsabilità.
Ma quella figura di bambina tedesca, Bibi, e quella strana città, Danzica, mi sono rimaste stampate nella mente, fra le tante centinaia e centinaia di libri che ho letto nella mia vita.
Mia cugina, in realtà, non aveva molto in simpatia né Alfredino né i suoi libri, e così anche quella piccola storia finì presto, sommersa in una storia molto più grande.
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