Nonna Livia, forse, faceva finta di nulla. Però una mattina, dopo che la porta di casa si era chiusa col solito rumore secco, la sentimmo riaprire , e la nonna, che aveva dimenticato non so se il velo o il rosario, rientrò in camera da letto: noi ci eravamo già ricacciati sotto le lenzuola, ma le cordicelle da cui pendevano le "coppiette" ancora ondeggiavano. Insomma, eravamo stati colti in flagrante, o quasi.
Però lei volle essesre generosa, e non disse nulla. Solo quando, un'ora dopo, rientrò dalla messa, alla quale immancabilmente si recava ogni benedetto giorno, mentre noi ci stavamo già alzando disse: "Queste coppiette mi pare che siano diminuite un bel po'..."
L'unica scusa che ci venne in mente fu di chiamare in campo i topi, di cui ogni tanto si sentiva nella notte la corsa furtiva fra le travi o sui pavimenti delle stanze soprastanti, da tanti anni spopolate. Che però i topi potessero saltare al di sotto del soffitto era decisamente improbabile, e la cosa finì lì.
Nonna Livia, comunque, ogni tanto ci dava spontaneamente qualche bella "coppietta", anche come premio della compagnia che le facevamo (nemmeno tanto malvolentieri, come si sarà capito). Questa era la nostra infanzia, semplice, povera e felice.
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