La notte, per lo più freddissima all'esterno, trascorreva tranquilla. Le nostre allegre voci pian piano si spegnevano. Nonna Livia ci faceva recitare certe preghiere popolari che ci sembravano affascinanti. Lei era analfabeta: nella sua generazione, ancora in pieno Ottocento, nei piccoli paesi comne Fumone, o come Acuto e Piglio, le scuole elementari non esistevano, e solo la generazione successiva, ai primi del Novecento, ebbe il privilegio della scuola primaria pubblica, per cui l'educazione scolastica di mia madre e delle sue sorelle si poté spingere fino alla licenza della terza elementare.
Una preghiera di nonna Livia (nonna Liva, come si diceva tra noi e in paese) suonava così: "Ave Maria la piccolina / chi la dice ogni mattina / chi la dice e chi la sa / in Paradiso se ne va. / All'Inferno la mala gente / chi ci va se ne pente. / Allo pente e allo pentì / quando è entrata non può più uscì".
Questa preghiera la recitavamo la mattina, mentre per la sera c'era un'altra preghiera, che ricordo solo a brandelli, e che si esprimeva così: "Io me ne vado a letto / con la Madonna appresso / con gli angeli cantando / Gesù Cristo predicando./ Con la luna e con il sole / con il santo Salvatore / con la santa Margherita / croce mi faccio e Dio mi benedica".
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