domenica 23 settembre 2012

10. Gli sfollati

Un anno, d'estate, credo fosse il 1943, giunsero da nonna Livia un nugolo di nipoti da Roma, sfollati per la guerra. Una di essi, di tre anni più grande di me, si trattenne più a lungo degli altri, e tra noi si creò una grande amicizia. Marisa era una bella ragazzina, dai lunghi capelli neri, sempre allegra e sorridente. Figlia di zia Agnese e di zio Peppino, frequentava la prima media alla scuola "Ruggero Bonghi" a Colle Oppio, dove è la "Domus Aurea" di Nerone. Studiava tedesco, allora era la lingua straniera preferita per via dell'alleanza Italia-Germania e dell'asse Ro-ber-to, Roma-Berlino-Tokio. 
Lei volle che imparassi qualche parola di tedesco, e si mise a fare la maestrina. Ricordo ancora qualche verbo: "Ich bin, du bist...", qualche mozzicone di parola: "tintenfass", "himmel", l'inchiostro, la luna, "ein, zwei..." e quella declinazione dell'articolo "dem...die...das..." che mi sembrava una vera stranezza. Io facevo appena la quarta elementare, ma la nostra scuola di paese era stata chiusa per la guerra, e chissà quando avrebbe riaperto.
Marisa era una vera cavallona, e non si fermava mai. Raccontava battute e barzellette, con l'aria un po' saputa della ragazzina romana che di mondo ne aveva visto un bel po' più di noi ragazzini di paese. Io mi affezionai a lei, e mi ricordo che poi, per mesi e mesi, ci scrivevamo delle lettere piene di racconti delle nostre reciproche giornate, e così tenevamo vivo il contatto. Ogni tanto, sapendo che mi piaceva molto leggere, mi mandava qualche libro per ragazzi della casa editrice Salani. Ricordo dei titoli: "Il mulino sulla Floss", "Pattini d'argento", "Sussi e Biribissi", ed altri ancora.

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