Gli ufficiali tedeschi si erano acquartierati nel Castello dei conti Giannuzzi, che domina il centro del paese e ne controlla le entrate e le uscite. Però di loro non mi rimane che un'immagine sbiadita: ricordo solo in modo vivido i loro scintillanti stivaloni neri, che mi facevano un'enorme impressione.
La maestra Mirella forse era colpita dalla mia bravura nello scrivere, ma credo che amasse soprattutto la mia grafia, che era decisamente pulita e precisa. Ne approfittò per farmi scrivere una lettera indirizzata al Quirinale, che allora ospitava i reali d'Italia, Vittorio Emanuele III e la regina Elena di Montenegro. Era la richiesta di una grande foto per farne un quadro da appendere in aula.
Infatti la foto di lì a poco arrivò, in un enorme involucro di cartone a forma di tubo, ed ebbi l'impressione che ne derivasse un pizzico di prestigio sia per la maestra Mirella che per me.
Questo avvenne in seconda elemenatre, nel 1941, quando la guerra sembrava ancora lasciare qualche speranza.
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