mercoledì 26 settembre 2012

13. Canzoni di guerrra

Allora le classi erano rigorosamente maschili o femminili, e solo dopo la guerra si cominciarono a formare le classi miste.
Un giorno la mestra Mirella mi mandò a prendere un pezzo di gesso per la lavagna nella classe dove insegnava la sorella Maria e dove sedeva a un banco in prima fila mia cugina. Io, che ero decisamente timido, apri con una certa ansia la porta, e rimasi colpito dalle parole che vidi scritte sulla lavagna: " Caro papà, ti scrivo e la mia mano / quasi mi trema: lo comprendi tu? / Son tanti giorni che mi sei lontano / e dove vivi non lo scrivi più..."
Erano le parole di una canzone di guerra, una di quelle che da quel momento ci vennero insegnate con una certa insistenza, e riempivano le lunghe ore di un insegnamento ansioso e fortemente indottrinato. La canzone, che parlava anche di un "orticello di guerra" che in effetti anche noi realizzammo, venne appresa da tutte le classi e cantata a ripetizione, insieme ad altre che parlavano della "malvagia Inghilterra", di "piogge di bombe", della "nostra vittoria" quando ormai la disfatta già si delineava minacciosa.

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