martedì 18 settembre 2012

5. Il trenino della Stefer

L'ampia cucina era dominata da un bel camino dove la fiamma era sempre accesa, dall'ora di pranzo fino a sera inoltrata. La nostra casa era abbastanza frequentata: mia madre aveva una serie di amiche, alcune ancora giovani e non ancora sposate, che venivano a darle volentieri una mano per i mille lavori necessari nella gestione di una famiglia così numerosa. Quanto a mio padre, amicizie ne aveva tantissime a sua volta, e alla nostra tavola, nei gironi feriali e ancora di più in quelli festivi, non mancavano mai ospiti, specialmente se soli e magari di limitate risorse. Ne ricordo tantissimi, e uno dei più affezionati era Umberto, soprannominato "Miseria", l'organista di Santa Maria, la chiesa principale del paese, bravo musicista rimasto vedovo e senza figli, di età matura, che abitava in una grande casa ormai polverosa e triste, dominante l'ampio squarcio di piazza San Nicola.
Nonna stava volentieri con noi: non era certo la compagnia a mancarle. E ci portava sempre qualcosa di buono e di utile: un pugno di fichi secchi, un po' di castagne, una caciotta o un pezzo di pecorino da grattugiare, una bottiglia di eccellente olio d'oliva, che ad Acuto offre una produzione molto apprezzata; o ancora un boccione di un vino bianco così squisito da non aver nulla da invidiare al rosso cesanese del Piglio, il paese di mio padre, distante appena dieci chilometri da Acuto, e collegato con il trenino della Stefer, purtroppo eliminato nel 1980 perché la sua gestione era considerata ormai troppo costosa. Ora il collegamento è assicurato da pullman del Cotral, abbastanza frequenti tra Roma e Fiuggi, ma che ad Acuto raramente si fermano. Ormai si va avanti solo con l'auto privata. Il sottoproletariato, tuttora esistente (anzi!...), rimane sempre più tagliato fuori.

Nessun commento:

Posta un commento