Non capisco perchè neanche Angelino sia riuscito a sfondare, perché ne aveva tutte le qualità. La stessa cosa debbo dire del mio fratello minore Luciano, veramente dotato dal punto di vista tecnico, ma con lo svantaggio di una miopia via via crescente.
E poi c'era Santino, un capitolo a parte. Per mezzo secolo ha rappresentato ad Acuto il gioco del calcio, dal 1950 al 2000, vero trascinatore di una torma di ragazzini, tra cui io, che giocavamo a pallone dalla mattina alla sera finchè l'età spensierata lo consentiva. Fu Santino, alla lunga, a creare la prima squadra di calcio iscritta alla Federazione, a presentarla al campionato di terza categoria, a guidarla in due promozioni fino alla prima categoria: e lui era in campo, alla rispettabile età di quarant'anni e passa.
Fu Santino a stimolare la costruzione dell'attuale campo sportivo, a guidare gli allenamenti in notturna sotto la luce dei fari, ad animare la squadra e la società con dispendio anche economico. E pensare che, al di fuori del calcio, era un grande lavoratore, aveva una delle migliori scuole guida della capitale, e una grande autorimessa. Amava la moglie e i figli con devozione, ma non potevate levargli il gioco del calcio: quello no! Un amore profondo, che lo ha accompagnato fino alla fine, nel 2002, quando aveva soltanto 68 anni.
A lui rimane legata un po' tutta la storia del calcio ad Acuto, paese al quale era tanto legato da passarci tutti i suoi wek-end. E come dimenticare il suo caratteristico triplice fischio, quando, passando sotto le finestre degli amici, faceva capire a tutti che si andava a giocare a pallone giù al vecchio campo della Ciangola!
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