lunedì 15 aprile 2013

150. La prima Cinquecento

Mio fratello Silvestro ha saputo vivere sempre splendidamente. Nella sua vita non si è fatto mai mancare nulla: le primizie sono state sempre le sue. Elegante nel portamento, dotato di un fisico notevole, biondo e con occhi azzurri, aveva qualcosa del divo, e infatti si è sempre sentito un piccolo divo.
Nella sua vita è stato sempre intraprendente e un po' anche audace, non ha avuto mai paura di nulla. Nel gruppo dei suoi amici spiccava per simpatia e anche perché si atteggiava un po'. I vestiti più eleganti, la disinvoltura nell'affrontare ogni tipo di situazione. 
Ricordo sempre che con i soldi del suo primo stipendio si preoccupò subito di farsi una tenuta da sci al gran completo, scarponi maglione guanti tuta e un bellissimo paio di sci. Li issò sulla sua Cinquecento, e la domenica successiva era già a Campo Catino a sciare.
 Già la Cinquecento era stata una primizia, la prima macchina tra gli amici del suo gruppo. Quella se l'era procurata a rate, con i lavoretti di prima mano, come quello di addetto alle giocate in una sala corse. 
Poi si era preoccupato di iscriversi a una squadra di calcio, l'Exquilia, che aveva sede a Colle Oppio e in passato era stata la squadra di Fulvio Bernardini. Si era iscritto insieme ad un altro ragazzo di Acuto, Peppe Bertucci,  che a pallone ci sapeva fare veramente, aveva classe naturale e sapeva fare delle rovesciate acrobatiche tali da lasciarci col fiato sospeso. Ma anche mio fratello se la cavava piuttosto bene, e per alcuni anni militarono insieme in quella squadretta piuttosto attrezzata.

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