La risorsa più bella, per noi bambini, oltre alle siepi di alloro, era al terzo livello: un altro boschetto, stavolta di piante nane, robuste e ricche di rami nodosi, che ci consentivano di fare i Tarzan , cioè di passare da una pianta all'altra saltando tra i rami vicini: i più robusti tra noi riuscivano a compiere l'intero giro, che comprendeva una dozzina di queste piante.
Dovevamo cercare, però, di non compiere danni, cioè di non spezzare neanche un ramo: altrimenti l'inevitabile ispezione di Memmo la guardia avrebbe avuto come conseguenza immediata una bella multa e l'assoluto divieto di questo gioco per noi così divertente.
Un'altra risorsa del giardino era la sua comunicazione aperta, sul lato sinistro rispetto al cancello di entrata, con gli ampi piazzali che circondavano l'edificio scolastico, con la possibilità di compiere altri giri, facendo delle vere e proprie corse campestri il cui percorso poteva ampliarsi anche a un paio di chilometri.
Durante i mesi più terribili della guerra, il nostro caro giardino venne deturpato orrendamente dai soldati tedeschi, che vi scavarono delle orribili trincee quando il fronte di Cassino stava per essere saltato dagli alleati. L'intenzione era quella di organizzare un'estrema difesa sulla montagna, per ostacolare in qualche modo la marcia verso Roma.
Per almeno un paio d'anni quelle trincee rimasero aperte come a ricordarci le sofferenze della guerra. Poi finalmente furono richiuse, e nel giardino si tornò a giocare e a scherzare, come è nella natura di ogni bambino.
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