sabato 6 aprile 2013

148. Il giardino di Acuto

Molti ricordi della mia infanzia sono legati al giardino pubblico di Acuto. In un paese situato su una montagna brulla e sassosa, dove più che gli uomini sembrano avere il luogo giusto gli ulivi e la vite, che, si sa, amano le colline e la roccia, il giardino pubblico di Acuto è la sola oasi di verde.
Un verde che dura per sempre, perché costituito da piante di pino e di alloro che non ingialliscono mai. Il giardino è recintato per due lati da piante di alloro lucidissimo e fresco, con le foglie del quale giocavamo a fare corone, gualdrappe e ornamenti vari, sia di tipo militare che ornamentale.
Un giardino ricavato sul fianco della montagna e costituito di vari livelli: nel nostro caso, di tre livelli, che consentivano altrettanti tipi di gioco ad ampio respiro senza intromissioni uno nell'altro. Per cui, se a livello uno si stava giocando a palla proigioniera, a livello due si poteva
contemporaneamente giocare al calcio, e a livello tre magari improvvisare una battaglia o una moscacieca.
Ogni livello, poi, aveva la sua sorpresa. Quello più basso, prospiciente la passeggiata di San Sebastiano,  aveva un bellissimo boschetto di melograni selvatici, i cui fiori di un rosso accesso, a primavera, costituivano un vero spettacolo.
A livello due, la spianata non era interrotta da nessun ostacolo, per cui si potevano  benissimo organizzare gare di velocità, poiché la lunghezza superava i cento metri e la larghezza poteva prevedere lo spazio per almeno quattro corsie.

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