Solo in tempi recenti il paese di Acuto è riuscito ad avere un campo sportivco in piena regola, con tanto d'illuminazione notturna, sul luogo dove una volta era uno dei tanti laghetti prosciugatisi lungo gli anni.
Ma ai miei tempi, era stato attrezzato alla buona un campetto al cosiddetto Piano della Ciangola, in leggera pendenza e con sassi affioranti qua e là, piuttosto pericolosi.
Su quel campetto si sono alternati tanti bei giocatori, alcuni dei quali avrebbero meritato sorte migliore. Il campione dei campioni fu per almeno un decennio Peppe Bertucci, autore di classiche rovesciate, un bel jolly di centrocampo che dominava su tutti: era un amatore puro, al massimo arrivò a militare nell'Exquilia, squadra romana di prima categoria, ma che al calcio guardava sempre con aria da snob, preso da altre attività.
Uno che avrebbe potuto farsi largo era Antonio Pompili, se non fosse stato per quel suo fisico traccagnotto che tendeva ad impinguarsi. Era un centravanti, cannoniere d'eccezione, con un tiro tremendo che metteva paura ai portieri avversari: Quando era in collegio coi salesiani a Genzano, militò anche nel Cynthia, squadra di promozione. Se si fosse applicato, avrebbe sicuramente avuto un avvenire. - Ah, se avessi la tua volontà! - mi diceva, vedendomi impegnare tanto nel gioco senza avere minimamente i suoi mezzi tecnici. A proposito, anche il fratello più grande, Paolo, detto Pajone per la sua notevole altezza, era un bravissimo stopper, efficace ed elegante nell'azione.
A un certo punto stava maturando un ragazzino più piccolo di noi, Angelino Agostini, un mediano che calciava le punizioni in modo tremendo, ogni colpo un gol all'incrocio dei pali. E poi macinava gioco con una continuità e una precisione impressionanti.
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