La battaglia poi si estese più oltre, e coinvolse la fabbrica di calce duecento metri più avanti, sulla strada per Fiuggi. Qui la questione era ancora più delicata, perchè da una parte c'erano motivazioni igieniche ed etiche, e dall'altra il lavoro che la fabbrica assicurava a una cinquantina di famiglie.
Si trattò di una svolta storica. Il panorama dei dintorni di Acuto era (ed è tuttora, ma in modo attenuato) deturpato da una orribile ferita che metteva a nudo la montagna in una zona di belle caratteristiche naturali. Inoltre la polvere sollevata dalla calce e diffusa nell'aria da una grossa ciminiera inbiancava tutta la zona rendendo l'aria irrespirabile per chi passava a piedi lungo la passeggiata.
Ma si poteva lasciare senza stipendio un'ampia fetta della popolazione del paese? Alla fine gli ambientalisti e la giunta di sinistra ebbero la meglio, e la fabbrica, di proprietà dell'ex podestà del paese e dei suoi eredi, fu costretta a spostarsi in un'altra zona del Lazio, e a convertire in parte le sue caratteristiche. Il paese tornò a respirare, ma ci volle un buon decennio almeno per annullare le conseguenze economiche della perdita di lavoro di molti operai.
Ormai la lotta politica aveva scavato un solco profondo tra le parti: ma più che di ideologia, si trattava di rancori personali.
La conferma si ebbe quando, alla vigilia della vendemmia, le vigne di alcuni dei personaggi coinvolti nella lotta furono trovate danneggiate in modo irreparabile. Sembrava di essere tornati in piena faida medioevale, e in buona sostanza era proprio così. E la lotta era cominciata dal famoso muretto di San Bastiano.
Un'altra bruttissima ferita nel panorama del Comune, visibile a decine di chilometri di distanza, è una seconda cava di pieta di dimensioni bibliche, una specie di Geenna scavata nelle colline tra Acuto e la valle percorsa dalla superstrada. Ma non esiste una legge che tutela la bellezza turistica di una zona?
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