martedì 2 luglio 2013

188. La villeggiatura dei cugini di Roma

Quando, l'estate, da Roma arrivava tutta la torma dei cugini, quasi una dozzina fra le tre famiglie, per noi bambini di Acuto era una grande allegria. Venivano a villeggiare nei tre piccoli appartamenti che nonna Livia aveva assegnato loro nella sua grande casa, e c'era spazio e allegria per tutti. 
Ogni zia aveva un paio di camere, un balcone, l'uso di bagni e cucine, e poi nonna Livia cedeva volentieri anche il suo appartamento con la grande camera da pranzo, riservata per i giorni di festa che poi erano più frequenti dei giorni feriali.
Noi cugini più piccoli eravamo sempre lì, intorno, a vedere, a curiosare, a sperare anche che qualcuna delle leccornie che gli zii si portavano da Roma toccasse anche a noi.
Gli zii di Roma erano famiglie agiate, non dovevano lesinare nulla, e prima di venire in vacanza in montagna magari erano già stati per un mese al mare: amavano, ad esempio, la spiaggia di Tortoreto in Abruzzo, e ci andavano tutti gli anni. 
Soprattutto stava bene la famiglia di zia Amalia e di zio Peppino junior, detto zio Peppone perché era più giovane di età, ma fisicamente molto più grande dell'altro zio Peppino, il marito di zia Agnese, quello di via Merulana.
Zio Peppone era il capocuoco del Collegio Nazareno, aveva una buonissima paga e soprattutto la possibilità di integrarla con la mensa del collegio: carni, verdure, e anche dolci in abbondanza. I dolcetti erano la nostra attrattiva. Molto apprezzati erano i formaggini di cioccolata o di nocciola, le primissime specialità della Ferrero.

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