giovedì 4 luglio 2013

189. Il rinfresco di Nando

Quando i collegiali erano in vacanza, zio Peppone navigava nell'abbondanza, e portava spesso qualcosa a casa per non farla sciupare.
Così, quando zia Amalia arrivava con i suoi valigioni, era festa e allegria anche per noi.
Un giorno, di pomeriggio, io e la mia piccola cugina di Acuto, Maria Pia, ci recammo da nonna Livia accarezzando questa speranza. Ma era un giorno un po' magro, e non trovammo niente, tranne un cugino parecchio più grande di noi, Nando, sui sedici anni, e in vena di scherzi.
- Siete venuti per il rinfresco?- ci disse con una voce carica di promesse. - Sedetevi qui e aspettate -
Erano i due scalini che dalla cucina portavano alla grande sala da pranzo.
Nando, con aria di noncuranza, si accostò al lavandino della cucina di nonna, aprì il rubinetto, prese una manciata di acqua e ce la lanciò sulla faccia. - Questo è il rinfresco!- disse ridendo.
Per fortuna era un pomeriggio di quelli torridi, e la piccola doccia ci rinfrescò davvero senza darci alcun fastidio, ma eravamo amareggiati per la beffa.
Però Nando non era cattivo: anzi! Andò alla credenza di nonna, prese due di quei famosi formaggini alla nocciola per cui eravamo venuti, e ce li diede facendosi perdonare e rendendoci doppiamente felici.
Nando era il maggiore dei figli di zia Amalia, l'ultima delle cinque figlie di nonna Livia, e quella che era stata la più fortunata nel suo matrimonio con zio Peppone.

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