domenica 14 luglio 2013

194. Il paese si spopola

Stava intanto cominciando un fenomeno che apparve irreversibile e di enormi conseguenze: il progressivo svuotamento dei paesi di montagna come Acuto, quando la città apparve il mito della rinascita, del lavoro per tutti, dello stipendio che risolveva tutti i problemi. 
In dieci anni, la popolazione del mio paese, da tremila abitanti si ridusse a uno scarso migliaio. La magra campagna venne gradualmente abbandonata, le case si svuotarono e cominciò la loro progressiva decadenza. 
Le famiglie persero uno per volta i loro componenti: per prime partirono le forze giovani, che trovavano lavoro soprattutto nell'edilizia, ma anche nelle prime industrie che nascevano alle periferie della Capitale. I più fortunati trovarono lavoro nei ministeri, negli ospedali, negli enti parastatali, nel commercio.
Poi fu la volta delle forze di rincalzo: qualche genitore non troppo anziano, i secondogeniti in grado di affrontare le prime fatiche, e poi le donne, anziane e ragazze, che finalmente uscivano dalle loro case per cominciare a collaudare la loro tanto invocata parità.
Così accadde a casa mia: il primogenito trovò lavoro già nel 1945, a 23 anni, il secondo lo seguì tre anni dopo, ma dovette a lungo penare in lavoretti di ripiego, sistemandosi soltanto ai primi anni '50. A questo punto, con due stipendi, il gruppone familiare era maturo per il grande salto.

Nessun commento:

Posta un commento