Quella valigia era piena di tanti pensierini che le nostre cuginette di Roma ci riservavano. Marisa, di tre anni più grande di me, non si dimenticava mai di farmi avere un piccolo libro, che all'inizio era quello che riproduceva la forma di un cagnolino o di una casetta dal tetto fumante. Poi, man mano che diventavamo più grandi, il libro diventava più significativo: un bel romanzo per ragazzi, di solito della collana Salani, che allora andava per la maggiore. Quel dono lì aveva per me un valore molto grande, dato che la lettura era forse la cosa che più mi appassionava.
Non mancava però qualche giocattolino comprato appositamente per noi: una trombetta, un cavalluccio di legno, un'automobilina di latta con la sirena. Generosi gli zii, generose le cuginette, a noi particolarmente care: compagne dei nostri giochi, sempre allegre e particolarmente ricche di humor, si divertivano a farci fare le più allegre risate e a raccontarci le più inverosimili avventure.
Se era una gioia per noi, questo periodico loro ritorno al paese lo era soprattutto per loro: a Roma stavano benissimo, avevano tante amiche ed amici e tanti negozi vicino casa, specialmente la libreria Buzzoli lì a via Merulana, cinque portoni prima del 110 che torreggiava di fronte alla chiesa di Sant'Anna, tra il cinema Brancaccio e via Ruggero Bonghi dove erano le loro scuole, sia le elementari che le medie. Luoghi che anche noi conoscevcamo benissimo, tale era l'osmosi tra le nostre famiglie.
Ma per loro, tornare ad Acuto per qualche giorno rappresentava la felicità suprema, quasi un pieno recupero delle loro vere radici e della loro vera identità, che comprendeva quasto scambio affettuoso tra cugini che si volevano bene.
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